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domenica 14 febbraio 2021

NON IMPORTA IL MIO NOME

Sono tante le lapidi partigiane, in questa valle di frontiera, che è la Val Pellice, perseguitata dal 1100 e resistente per quattro secoli in nome della libertà di coscienza. Questa della Borgata Chabriol è, però, una lapide speciale: ricorda infatti il primo caduto della Resistenza in Valle, un giovane, nato a Torino il 10 ottobre 1919, ferito a morte nell’assalto partigiano, primo dicembre 1943, al presidio della milizia repubblichina di Bobbio, che morirà all’ospedale di Luserna senza rivelare il proprio nome. 

domenica 13 dicembre 2020

SOLDATI E UFFICIALI RECIPROCAMENTE SI GIURANO FEDELTA': IL GLORIOSO RIMPATRIO DEI VALDESI

 L”Histoire de la Glorieuse Rentrèe” (prima edizione 1710) di Henri Arnaud [ nota 1] è il diario di una marcia e di una guerriglia che vide mille uomini, venti compagnie militari, darsi raduno sulla spiaggia di Promentoux, a nord del lago Lemano, nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1689.  Sono clandestini e sono armati: pistole e archibugi. Per superare i posti di blocco, a volte, catturano un ostaggio nei villaggi e lo schierano davanti a sè, per evitare altri morti, loro che di sangue ne già dato tanto. Dopo la vittoria militare sui 2500 soldati francesi di presidio al ponte di Salbertrand, la pattuglia dei mille uomini prosegue la marcia per valicare il Colle Giuliano e giungere il primo settembre al castagneto di Sibaud ( località Bobbio Pellice, Torino). Eccoli: qui fanno sosta, dai Pastori che sono i loro Capitani nella spedizione militare, ascoltano le parole del Vangelo; poi levano la mano: soldati e ufficiali si giurano reciproca fedeltà. Sanno che non è finita, ma il cielo sopra di loro è il cielo delle valli che amano e che sono la loro casa almeno dal 1200. Perseguitati per eresia da secoli e massacrati a migliaia, hanno resistito in una guerriglia collettiva attraverso l’arco delle generazioni. Solo la ferocia della repressione congiunta dei savoiardi e dei francesi li avrebbe costretti all’esilio.